Una primapagina non fa primavera
anche se talvolta fa vendere un giornale. Elio Gabetti in prima pagina di
Itali@Oggi un po' come una bellissima attrice sulla copertina di Panorama ma se poi
l'articolo in questione di sole due pagine e per giunta tratta prevalentemente siti dal
futuro non ancora definito, si fa strada un pizzico di delusione.E' comunque un passo avanti rispetto al silenzio che da sempre ha
circondato il settore immobiliare. Sino ad oggi la pressocch totale frammentazione del
business non ha generato sulla singola impresa alcuna attenzione da parte dei media. Il
business grande: le centinaia di migliaia di appartamenti venduti ogni anno significano
circa 150.000 miliardi dei quali circa 50.000 sono intermediati dalle agenzie con un
totale mediazioni pari a circa 3.000 miliardi. Ma essendo circa 25.000 le agenzie questo
significa soltanto 120 milioni all'anno per ciascuna, una cifra modesta non degna
dell'attenzione dei grandi giornali.
Ma quando nel gioco entrano grandi nomi
dell'industria italiana, i loro uffici stampa si mettono in moto e attivano le testate
raggiungibili, soprattutto quelle che tradizionalmente si occupano di finanza e che
automaticamente fanno da cassa di risonanza.
L'ingresso di Pirelli o di Letizia Moratti nel web
immobiliare fanno scoprire ai giornalisti l'esistenza di un mondo che in realt attivo
dal 1996 (Casa.it un esempio). Non nostra intenzione esprimere un rimprovero ad
Andrea Secchi che ha curato le pagine di cui stiamo parlando con sufficiente completezza,
ma una volta ancora vogliamo evidenziare la passivit con cui, in tutte gli articoli che
riguardano il nostro settore, vengono accettate le dichiarazioni degli interessati senza
farle passare al setaccio della critica. Siamo forse certi che essi non siano come l'oste
che vanta le virt del proprio vino o, ancora peggio, del vignaiolo che ci parla con
certezze della sua vendemmia futura? Possibile che nessuno faccia prima delle premesse
sulla vera essenza di internet, che nessuno si accorga prima che, pur essendo nuovo,
uno strumento, uno strumento disponibile a troppi, uno strumento i cui costi di produzione
possono essere talmente bassi da attrarre centinaia di iniziative? Possibile che non ci si
pongano domande sui futuri possibili, sui futuri possibili soprattutto delle aziende che
investono grandi capitali?
In un altro articolo della nostra Guida si parla di
sindrome di babele e in un altro ancora si parlato di possibilit di successo per chi
sia in grado di differenziare il proprio sito dagli altri, sia occupando piccole nicchie
di mercato, sia restringendo il proprio campo di azione, sia effettuando interventi
creativi in termini di di programmazione, di semplificazione d'accesso e di facilit
d'uso. Di questo nessuno ne parla, soprattutto nessuno ne scrive.
Le due pagine in questione sono dense di nomi e di
spezzoni di interviste. Non possiamo citarle perch le due parole conclusive sono
"riproduzione riservata". E allora noi ci siamo riservati la critica al metodo.
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