| Marrazzo
ha preso il testimone da Lubrano. Stranamente, non me ne vogliano i miei amici del sud e
soprattutto quelli di napoli, hanno lo stesso DNA nel sangue, quello modificato
geneticamente da generazioni che hanno vissuto l dove sopravvivere era possibile solo
grazie ad un acuto ingegno o all'essere figli di chi era riuscito a superare i problemi di
sopravvivenza (come al solito chi vuole intendere intenda!). Marrazzo mi antipatico, ma questo
non significa nulla. Marrazzo ha trovato il suo spazio dove fare il suo mercato, c'
gente che lo segue e per questa ragione fa bene a fare quello che fa, io tutt'al pi non
lo guardo e se lo guardo lo faccio perch grazie a lui, agli spunti volgari che mi
fornisce, io riesco ad irritarmi e a scrivere. Mi irrito perch fa del giornalismo molto
discutibile abusando del privilegio che la sua appartenenza ad un altrettanto discutibile
ordine gli permette. E se lui ha successo mi piacerebbe diventare il paladino della gente
che ogni sera lui cerca di plagiare. Per alcuni versi la stessa cosa la fa Costanzo, ma
lui un professionista! (professionista, un termine che torner parecchio nei miei
prossimi scritti). Stasera, alla fine della sua trasmissione, c' stata una sorta di
telefonata (la sua voce si sentiva, quella dell'interlocutore no) con un tale che,
definendosi giornalista, ha asserito che questo gli dava il permesso di rivolgersi al
Marrazzo dandogli del tu, un diritto che derivava anche (ma non solo, ndr) dal fatto che i
due si conoscevano E, Marrazzo, pur dichiarando che non si ricordava di lui (e per
confermarlo gli ha cambiato immediatamente il cognome da Cardulli in Pasculli), ha
riconfermato tale consuetudine, ribadendola e invitandolo, dandogli platealmente del tu,
il mercoled successivo alla sua trasmissione.
Questo il mio solito spunto iniziale. Chi legge quello che scrivo sa
che un collegamento con il settore immobiliare prima o poi lo trova. Ed eccolo.
Cane non mangia cane e giornalista d del
tu a giornalista.
Il cane abbaia, quelli che abbaiano sono cani e quindi riconoscibili come
razza, e il cane non cannibale. Il giornalista, di fronte ad un giornalista, non gli
dice mai che un giornalista da strapazzo, l'ordine lo punirebbe anche se l'altro
giornalista fosse davvero un giornalista da strapazzo. L'ordine professionale, quella
cosa che protegge, quella cosa che attribuisce un'identit (altro argomento su cui
torner, in maniera pesante, nei prossimi testi), quella cosa che riesce a dare certezze.
Ma un agente immobiliare cosa fa? E
dove trova una situazione simile del genere l'agente immobiliare?
Da nessuna parte, di questo siamo certi. Le
associazioni servono a poco e, per bene che vadano le cose, rimangono delle associazioni.
E allora, come si costruisce un'identit un agente immobiliare, un'identit che
permetterebbe a lui e ad altri agenti immobiliari di unirsi con obiettivi affini? Le
soluzioni ci sarebbero ma esse comporterebbero delle capacit di cambiamento non comuni.
Il primo obiettivo sarebbe quello di cercare
di individuare quale ruolo il nostro soggetto svolge all'interno del complesso meccanismo
della transazione immobiliare. Il sondaggio che abbiamo fatto sulla professione
immobiliare ci sta fornendo dei dati sufficientemente chiari: di fronte a quattro opzioni,
consulente, mediatore, professionista, agente, una forte la maggioranza delle risposte
propende per la voce "professionista".
Questo significa che la maggioranza rifiuta due dei ruoli che abitualmente
svolge, l'agente e il mediatore.
Io so il perch, perch si tratta di due
ruoli privi di immagine, densi di connotazioni negative, anche se essi sono invece gli
unici due dei quattro che hanno una loro codifica ed un preciso inquadramento. Professionista
suona meglio quando agente e mediatore suonano peggio. Eppure chiamarsi
professionista, nel senso ovviamente di libero professionista significa cercare
di okkupare un ruolo senza averne diritto.
E' giunto il momento, per gli agenti
immobiliari, di prendere coscienza del lavoro che fanno e di cercare di dipanare la
confusione. Sono i protagonisti di un mercato composto da 80-100.000 addetti, che sposta
globalmente 150.000 miliardi all'anno (anche se 90.000 di questi seguono strade diverse),
che in ogni caso complessivamente ricavano (se si sta alla parte che emerge) circa 4.000
miliardi (quattro volte il fatturato Olivetti di dieci anni fa, quando era uno dei
protagonisti del mercato mondiale dei computer). E costoro si vergognano della professione
che svolgono!
Non vi rimane che cercare di capire chi
siete. Se non siete d'accordo (o anche nel caso lo siate e volete continuare questo
discorso), il nostro spazio a vostra disposizione. |