linea121.gif (109 byte)

Rapporti Censis

.
overground.gif (3911 byte)

Confronti Censis

La febbre della finanza immobiliare

Casamonitor 1999/2000

 

1.  Finanza locomotiva dell’immobiliare, ma sono le famiglie-formiche ad alimentare il mercato

 

2.  Finanza, gestione e trading: nuovi strumenti di valorizzazione

 

3.  I mercati regionali dove puntare

 

4.  Nelle grandi citt tira aria di….

4.1.  Le previsioni per il 2000 nelle grandi citt

4.2.  Le capitali dell’immobiliare

5.  Spazio alla finanza immobiliare nello sviluppo urbano

 

1. Finanza locomotiva dell’immobiliare, ma sono le famiglie-formiche ad alimentare il mercato

La finanza sta trasformando il settore immobiliare in una componente importante della nuova economia, tuttavia resta ancora dominante il mercato abitativo di consumo, animato da centinaia di migliaia di famiglie che continuano a credere nel mattone.

Nei primi mesi del 2000 sta ulteriormente crescendo la propensione all’acquisto di immobili che a fine anno potrebbe rasentare il livello mai raggiunto degli 800.000 alloggi compra-venduti. Oltre a ragioni legate al fabbisogno o la convenienza, le motivazioni di una ulteriore crescita del mercato immobiliare, in costante ampliamento dal 1996, vanno individuate nella crescita di una pluralit di motivazioni.

Da un’indagine svolta dal Censis nell’aprile 2000 risulta che solo il 51,4% degli acquirenti di un alloggio nell’anno precedente ha effettuato l’acquisto per trasferirvi la famiglia (prima casa o cambio-casa), il 18,1% delle transazioni sono motivate dalla decisione di investire nel mattone, il 16,2% per necessit legate ad alcuni dei componenti familiari (casa per figli o immobili da destinare ad attivit autonome) ed un ulteriore 14,3% ha investito in case per vacanze o insediamenti turistici.

Il mercato ha finora goduto di una condizione favorevole per quanto attiene ai fondamentali dell’economia e si potuto sviluppare anche grazie ad una sostanziale stabilit dei prezzi medi di riferimento degli immobili, cresciuti nel 1999 del 3% (attorno all’1% al netto dell’inflazione).

Il contesto internazionale sta per ridisegnando lo scenario e sembrano ora pi concreti i timori di una ripresa dell’inflazione che, se dovesse attestarsi sul 3% porterebbe, ad un impatto notevole sui valori degli immobili con aumenti del 5-6%.

 

2. Finanza, gestione e trading: nuovi strumenti di valorizzazione

Il settore immobiliare al centro di un nuovo interesse da parte degli investitori e degli operatori economici, dei grandi proprietari ma anche dei risparmiatori.

Tale interesse si tradotto in una valorizzazione dei titoli di societ immobiliari quotate in borsa. In totale la capitalizzazione ha superato nel 1999 gli 8.000 miliardi di lire, anche se va ricordato che il principale operatore (Unim) rappresentava da solo quasi il 54% del valore del listino.

Si inoltre registrata la tendenza allo spin-off delle propriet immobiliari (per un valore di circa 1.150 miliardi) da parte di banche, assicurazioni, gruppi industriali, o di public utilities in via di privatizzazione e non pi monopoliste (Enel, Telecom, FS), accomunate dall’esigenza di conseguire migliori risultati dalle propriet accumulatesi nel tempo e di affidare ad un management professionale attivit non ritenute centrali nella propria missione aziendale.

Le quantit in gioco nella finanziarizzazione dell’immobiliare, nell’arco di pochi mesi, superano la soglia dei 10.000 miliardi, sebbene non sempre risultino omogenei i parametri di valutazione sull’ammontare delle operazioni.

Alcune fusioni e acquisizioni in campo immobiliare, data la portata e la rilevanza dei soggetti coinvolti, stanno determinando una nuova configurazione del settore, comprendendo in questo sia le societ quotate che quelle non quotate.

Altri segnali di interesse provengono dall’avvio dei fondi immobiliari gestiti da grandi gruppi bancari: il patrimonio che i fondi chiusi prevedono di gestire nel nostro Paese ha raggiunto una quota pari a 2.374 miliardi, con obiettivi di rendimento dichiarati che si aggirano intorno al 3-5% (al netto dell’inflazione) e con un’ottica di investimento di lungo periodo (almeno 10-15 anni).

Il punto essenziale come accelerare il processo di sviluppo urbano, essendo ormai in crescita il numero di operatori finanziari pronti ad organizzarlo nei modi pi avanzati e professionali.

Resta ancora molto marcato l’interesse verso le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. Questi Enti possiedono, allo stato attuale, un valore immobiliare superiore ai 48.000 miliardi.

A causa di una gestione passata poco redditizia, il programma di vendite trasferisce su asset finanziari a basso costo gestionale parte del patrimonio immobiliare. Il valore posto sul mercato da questi enti supera i 6.000 miliardi e i contributi principali verranno in particolare dall’Inpdap (2.451 miliardi, pari al 39,9%), dall’Inail (1.704 miliardi, pari al 27,7%) e dall’Inpdai (che dismetter immobili per un valore pari a 849 miliardi):

In termini di investimenti il ’99 si conclude con una stima complessiva per la costruzione di immobili di 135.000 miliardi di lire per il 35,9% costituito da complessi non residenziali, per il 34,3% da manutenzione e recupero edilizio, per il restante 29,8% da nuove abitazioni, comparto quest’ultimo che, anche se di poco, in termini reali si riduce del 3,2%.

Cresce, invece, sostanzialmente il recupero edilizio del 7% a valori costanti ed il non residenziale del 2,9%.

Ancora troppo lento , invece, l’impegno nella realizzazione di infrastrutture ed opere pubbliche (+5,4% fra ’98 e ’99), al di sotto del 15% rispetto ai valori del 1992.

Venti di indubbio rilancio si registrano per il mercato immobiliare di consumo costituito dalla vendita e locazione di immobili residenziali.

Il giro d’affari complessivo per le sole vendite “al dettaglio” di immobili residenziali valutabile in 113.500 miliardi di lire.

La ventata di innovazione indubbiamente un elemento positivo per modernizzare un comparto economico a lungo dominato da operatori ed iniziative tradizionali.

Come accade per la net-economy i flussi finanziari sono ancora limitati. La gestione delle dismissioni, ad esempio, potr generare un fatturato inferiore ai 100 miliardi di lire, gli stessi fondi immobiliari costituiscono una quota ancora irrilevante rispetto al risparmio gestito (tab. 1). Pi consistente resta il “fatturato” delle transazioni immobiliari, specie quelle riferite agli scambi del consumo abitativo (tab. 2).

Resta, infatti, elevata la propensione all’investimento immobiliare da parte delle famiglie. Nel 2000 il 38,9% dei nuclei familiari prevede di impiegare i propri risparmi secondo una scala di preferenze che torna ad individuare l’abitazione come scelta su cui si concentrano la maggioranza degli interessi diffusi. Ben il 14,1% delle famiglie italiane (oltre 3 milioni) si dichiara disponibile ad acquistare una casa: il 10,1% per uso proprio o dei familiari, un ulteriore 4% per ottenere un reddito (tab. 3).

 

3. I mercati regionali dove puntare

A partire da Casa monitor 1999/2000 il Censis intende fornire annualmente una mappa, su base territoriale sempre pi disaggregata, delle opportunit di investimento ed intermediazione del mercato residenziale.

Attraverso un’indagine che ha riguardato un campione di 10.000 famiglie italiane sono state registrate le propensioni:

-   all’acquisto di una prima casa

-   all’acquisto di una casa per i figli

-   al cambio-casa

-   alla ristrutturazione

-   all’acquisto di una casa per vacanze.

Con le prime quattro categorie si costruito un indice regionale della domanda residenziale che confronta le diverse intenzioni di acquisto opportunamente pesate.

Il gruppo di regioni italiane a pi elevata propensione raggruppa i grandi mercati centro-meridionali di Sicilia, Campana, Lazio. Seguono regioni diversamente localizzate ma che presentano buone performance in termini di produzione del reddito come Puglia,Toscana e Piemonte, cui vanno aggiunte Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta che, per la loro specificit, esulano da una classificazione standardizzata.

Le tipologie familiari a pi elevata intenzione d’acquisto di un immobile sono quelle che vedono la presenza di figli; solo per la prima abitazione hanno un peso preponderante singoli e coppie.

Le regioni a minore saturazione del mercato residenziale risultano essere la Campania, la Liguria, il Piemonte, la Valle d’Aosta ed il Lazio. Una pi elevata vivacit nella generazione di nuova domanda potenziale caratterizza Campania e Puglia, mentre i redditi pi elevati sono appannaggio delle regioni settentrionali.

La mappa delle opportunit per il mercato residenziale risulta cos determinata:

-   le regioni con maggiori potenzialit sono Campania e Lazio. La prima per un evidente sottodimensionamento della propriet immobiliare, accompagnata da una vivacit demografica ed un’elevata propensione soggettiva. La seconda soprattutto per la domada latente non soddisfatta (si pensi agli immobili di qualit nell’area romana) accompagnata da buone condizioni di reddito;

-   in ottima posizione si trovano Piemonte, Trentino, Valle d’Aosta e Toscana, registrando elevati valori per tutte le categorie di indicatori;

-   all’estremo opposto si collocano le pi piccole regioni meridionali del Molise e della Basilicata, per basse propensioni all’acquisto e saturazione della propriet.

Per il consumo residenziale, quindi, emergono aree regionali dove rafforzare una presenza sia di iniziative che di offerte nei diversi campi. Una dimostrazione che anche un prodotto maturo come la casa pu offrire nuove occasioni di business. (tab. 4)

Graf. 1 - Grado di soddisfazione delle famiglie rispetto al luogo di residenza

Graf. 2 - Indice creazione nuove famiglie

Graf. 3 - Propensione all'acquisto della prima casa

Graf. 4 - Propensione all'acquisto di una casa per i figli

Graf. 5 - Propensione all'acquisto della seconda casa

Graf. 6 - Intensit della domanda abitativa

Graf. 7 - Indicatore di vivacit abitativa

 

4. Nelle grandi citt tira aria di….

4.1.  Le previsioni per il 2000 nelle grandi citt

Le principali variabili di fine d’anno delle principali variabili macro-economiche indicano il riaprirsi di una nuova fase per l’immobiliare.

Nel corso del 2000 il ritorno del “denaro” nell’immobiliare creer aspettative da parte dell’offerta superiori ad un sano gioco di mercato, si potrebbe tornare in alcuni mercati locali a situazioni di tensione, soddisfacenti al breve, ma pericolosi sul medio periodo.

Ritornare, infatti, alla logica del capital gain, potrebbe vivificare le attese speculative sul residenziale, ma rischierebbe di sbilanciare a favore del valore patrimoniale i rapporti di rendimento.

Nelle realt metropolitane italiane, comunque, le realt sono abbastanza differenziate.

Per quanto riguarda il Mercato di consumo residenziale:

-   si prevede un 2000 stabile a Torino, Genova e Firenze;

-   moderatamente in crescita a Bologna e Palermo;

-   in crescita Napoli e Bari;

-   in crescita sostentua Milano e Roma.

Nel mercato degli immobili d’impresa, quello pi legato alla logica dei rendimenti:

-   Roma e Milano appaiono ancora nelle posizioni di testa con previsioni di ulteriori espansioni anche nel 2000;

-   con dinamiche positive si presentano Torino, Bologna, Firenze e Napoli;

-   stabili invece Genova, Bari e Palermo.

 

4.2.  Le capitali dell’immobiliare

4.2.1. Milano prende il volo

Andamenti

Immobili residenziali. Il mercato milanese in fase di spiccata crescita. Nel comparto in propriet il 1999 si chiude con un bilancio positivo sia sul fronte dei volumi trattati (+ 5% circa) che sul versante dei valori di riferimento ( + 10% nella media generale).

Le migliori performance le hanno fornite le localizzazioni dell'area centrale, ovvero quelle situate nei quartieri di maggior pregio. Ma anche le abitazioni del semicentro hanno conosciuto un notevole riapprezzamento. Il mercato soffre del ridotto potenziale dell'offerta di pi elevata qualit che, almeno nell'immediato, potr contare quasi esclusivamente sull'immissione dovuta agli interventi di riammodernamento in corso su una parte non trascurabile del parco residenziale cittadino.

Positivi anche gli andamenti del comparto in locazione per i quali la crescita del numero dei contratti si pure accompagnata ad un lieve incremento dei canoni richiesti.

Immobili d'impresa. Guidato dal segmento terziario/uffici  il mercato milanese ha ripreso quota gi da un paio di anni. Nel 1999 sono cresciute tutte le componenti della domanda, soprattutto quella interessata alle grandi superfici, trainate dai processi di terziarizzazione dell'economia cittadina.

Oltre che le aree del centro interessano le localizzazioni della periferia pi qualificata, meglio se all'interno di parchi direzionali gi attrezzati. Anche i valori risultano ascendenti, con una dinamica che coinvolge pure gli uffici di media o medio-piccola dimensione localizzati in centro.

Meno brillante il mercato dei negozi che risente ancora della fase di ristrutturazione che investe l'intero comparto commerciale. Positivi anche gli andamenti del mercato dei capannoni per i quali cresce in particolare la domanda per gli immobili medio-grandi localizzati lungo le principali arterie stradali dell'hinterland cittadino.

Previsioni

Lo scenario a fine 2000 dovrebbe confermare tutte le tendenze positive che attualmente animano il mercato. Nel comparto residenziale attesa una ulteriore intensificazione degli scambi ed un ritocco delle quotazioni. In quello extra residenziale si registra molto ottimismo soprattutto per quanto riguarda il segmento uffici che, a giudizio degli operatori, dovrebbe essere soltanto all'inizio del nuovo ciclo di sviluppo.

4.2.2. A Roma i grandi interventi di sistema

Andamenti

Immobili residenziali. Il 1999 segna, ancor pi che nel 1998 un vero e proprio boom nel numero delle transazioni effettuate. Il numero di compravendite registrato in citt ha varcato la soglia delle 30.000 unit con un incremento del 10% rispetto agli andamenti dell'anno precedente.

La nuova ondata di scambi, avvenuta con prezzi in risalita mediamente del 5%, ha investito quasi tutto il territorio immobiliare (fa eccezione la cintura pi periferica in cui si riscontra una richiesta abitativa stazionaria) riversandosi nella grande maggioranza dei casi (70%) sui prodotti usati.

La domanda prevalentemente orientata su metrature medio piccole e privilegia la qualit al prezzo. Il mercato locativo appare vivace almeno quanto quello delle compravendite; le transazioni si segnalano pi stabili ma la domanda ed i canoni sono cresciuti determinando un incremento nella redditivit di alcuni decimi di punto.

Immobili d'impresa. Anche il settore terziario-uffici in fase di accelerazione. Il tasso di assorbimento del mercato in forte ripresa essendo in via di progressiva (anche se lenta) riduzione la dicotomia fra la nuova domanda, flessibile e innovativa, e l’offerta oggi disponibile, ancora sbilanciata su prodotti tradizionali.

Si registra un ritrovato interesse per il direzionale originato da esigenze di riadeguamento della domanda anche da parte di imprese non locali. In particolare per i prodotti di ultimissima generazione nel 1999 la domanda stata superiore all’offerta fino al punto di “contendersi” le migliori opportunit sul mercato. In genere prevalgono le operazioni in locazione, largamente preferite dalla schiera degli utilizzatori. Pure il mercato degli uffici di piccolo-medio taglio, fino a 500 mq., in questa fase sostenuto dalla domanda.

Differentemente caratterizzato in questa fase il mercato degli immobili commerciali il cui patrimonio complessivo ancora difficilmente comparabile con analoghi mercati europei. Al momento Roma non dispone di grandi superfici commerciali e l’offerta ancora abbondantemente al di sotto delle altre grandi capitali d’Europa.

Poco brillante il mercato dei piccoli negozi, molto attivo invece il settore degli alberghi essendo in sensibile potenziamento tutto il sistema turistico-ricettivo della capitale.

Per le destinazione industriali il mercato risente in modo accentrato della riconversione di molte attivit manifatturiere; il basso rapporto domanda-offerta indica attualmente possibilit solo per i progetti pi selettivi.

Previsioni

Per il 2000 atteso un ciclo di ulteriore sviluppo. Nel mercato delle abitazioni la domanda, specie quella spinta da esigenze di miglioramento, dovrebbe restare al centro delle trattative con effetti di riapprezzamento su buona parte del parco disponibile. L'insufficienza dello stock di qualit in offerta destinata ad accentuare gli attuali squilibri. Anche sul fronte delle locazioni atteso un incremento del numero dei contratti che non dovrebbe tuttavia trascinare verso rialzi i canoni di locazione.

Il mercato degli immobili d’impresa se si eccettua il segmento industriale, anello debole della filiera, in una fase congiunturale sicuramente positiva ma, soprattutto, appare saldamente collocato in un orizzonte di sicuro sviluppo almeno nel breve-medio periodo. Superata la fase pi critica, la ritrovata vitalit autorizza a ritenere pressoch irreversibilmente avviato un nuovo ciclo di sviluppo.

 

 

5. Spazio alla finanza immobiliare nello sviluppo urbano

L’interesse finanziario , quindi, indispensabile si rivolga alla trasformazione urbanistica dando maggior vigore agli strumenti esistenti come le societ miste previste dalla Bassanini 2 (comma 59 dell’articolo 17, legge 127/97).

Accanto alle grandi potenzialit implicite nel nuovo ordinamento, che rilancia il connubio tra interessi collettivi e capitale privato negli interventi di riqualificazione delle citt, ancor troppo limitato il ruolo della finanza.

Le societ di trasformazione urbana sono state accolte con grandi aspettative per le novit introdotte dalla normativa: innanzitutto, l’assenza di vincoli alla quota azionaria di maggioranza e la facolt di acquisire rapidamente le aree da riqualificare (individuate tramite delibera comunale, equivalente alla “dichiarazione di pubblica utilit”, e pertanto nell’eventualit soggette ad esproprio). Tuttavia:

-   l’impatto sulla creazione di nuove Spa miste per la gestione di interventi di riqualificazione ancora modesto;

-   nelle esperienze finora realizzate sono poco presenti grandi soggetti finanziari privati o istituzionali operanti nel settore immobiliare (i Fondi immobiliari, ad esempio) e strumenti di finanza innovativi (come il project financing).

Riguardo al primo aspetto, va detto chiaramente che le pi importanti esperienze italiane sono rappresentate, infatti, da forme consortili e societ di diritto privato costituite da Comuni grandi e medi prima che il comma 59 le prevedesse espressamente, utilizzando gli strumenti giuridici preesistenti (la legge 142/90, prima, e la 498/92, poi). Create per riconvertire le aree abbandonate dall’industria pesante e per promuovere e accompagnare l’insediamento di nuove attivit (Ponente Sviluppo a Genova, Agenzia Sviluppo Nord Milano a Sesto San Giovanni), per effettuare prevalentemente interventi di rilancio di specifiche aree e operazioni di alienazione del patrimonio immobiliare pubblico (Immobiliare Veneziana a Venezia e Risorse per Roma nella capitale), o per il recupero di circoscritte aree degradate provvedendo all’acquisizione, la bonifica, l’urbanizzazione e la reimmissione sul mercato (Centro Servizi a Rovigo, Ex Zuccherificio a Cesena), o anche concentrandosi sulla promozione, i servizi alle imprese e la ricerca dei finanziamenti (Napoli Orientale), esse si distinguono in ogni caso per la forte presenza (finanziaria e decisionale) del Comune.

emblematico, in tal senso, il tentativo di creare a Piacenza una Spa mista senza il vincolo della maggioranza pubblica del capitale (Piacenza Sviluppo) per la trasformazione di aree dismesse di propriet comunale. La costituenda societ non ha ricevuto l’omologazione da parte del Tribunale, che ha individuato nell’obiettivo della societ - incrementare lo sviluppo economico locale - un servizio pubblico, rinviando pertanto l’iter costitutivo a quanto previsto dalla legge 498/92.

Queste esperienze si sono rivelate senz’altro fondamentali per l’avvio di processi di recupero con interventi forti e diretti - consentiti solo all’amministrazione pubblica - nei casi in cui si sarebbe dimostrata vincolante la difficolt di coordinare diversi proprietari o proprietari disinteressati alla trasformazione dell’area. Cos come nei casi di siti dismessi in cui gli alti costi di bonifica e i lunghi tempi richiesti dai progetti di trasformazione rendono l’investimento rischioso e i profitti assai differiti nel tempo.

Se gli enti locali hanno mostrato pertanto un forte protagonismo, con un netto orientamento alla riqualificazione urbana delle porzioni pi problematiche del proprio territorio, sfruttando lo strumento societario per lo sviluppo delle nuove vocazioni economiche e sociali locali, ci che ancora manca un ruolo da comprimario per la grande finanza immobiliare.

Infatti, le societ finora costituite sono saldamente controllate dai Comuni (fino ad arrivare ai casi in cui la detenzione del capitale arriva al 100%), i quali si riservano pertanto ampi margini di manovra e di decisione. Pi ampio spazio al capitale privato viene lasciato in quelle societ in cui la mission ha una forte valenza promozionale e di servizio alle imprese. I partecipanti privati, tuttavia, sono anche in questo caso organismi di rappresentanza delle forze economiche locali (associazioni di categoria, Camere di commercio, banche locali). Mentre, al momento, la “febbre” della finanza immobiliare ha investito soprattutto il patrimonio immobiliare esistente, e rimane esclusa dai grandi interventi di trasformazione urbana e di rilancio dello sviluppo locale. (tav. 1)

 


2000 CENSIS
E' consentita la riproduzione parziale o integrale degli articoli, dei testi e dei grafici pubblicati con citazione della fonte

banment.gif (8304 bytes)

 

.

Home